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sessantotto
memoria e ricerca
4 agosto 2008
66 ) di chi è figlio ?

  "Oltre ai delinquenti, agli stupratori, a chi fa furti e rapine, sono contrari alla presenza dei militari per garantire la sicurezza solo i post sessantottini: i figli, non in senso anagrafico, di chi gridava 'basco nero il tuo posto e' il cimiterò, 'ps-ss', o quelli che consideravano polizia e carabinieri golpisti". Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, in una conferenza davanti alla stazione Centrale di Milano, riguardo l'arrivo nelle città di 3.000 militari per affiancare le forze dell' ordine. "Quando qualcuno dice che questa è un'operazione di facciata o di propaganda - sottolinea ancora il ministro - dice una cosa poco seria.




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28 luglio 2008
65) cine vicine e cine lontane
 




























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26 luglio 2008
64) prima che tutto fosse televisione

La 21a edizione del Festival di Cannes si è svolta a Cannes dal 10 al 19 maggio 1968, quando gli organizzatori hanno dovuto interrompere anticipatamente la manifestazione, travolta dagli eventi del Maggio francese.
Inaugurato in sfortunata coincidenza con la notte delle barricate nel Quartiere latino, aperto dalla proiezione di Via col vento in 70mm, il Festival è invaso dagli studenti in rivolta fin dal 13 maggio.Il 18 maggio un gruppo di cineasti, tra i quali spiccano François Truffaut, Jean-Luc Godard, Claude Lelouch, Claude Berri, Roman Polanski, Louis Malle e Jean-Pierre Léaud, utilizza Cannes come palcoscenico per protestare contro la decisione del ministro della cultura André Malraux di rimuovere Henri Langlois dal posto di direttore della Cinémathèque française.I registi colgono questa occasione anche per fondare la Société des Réalisateurs de Films (SRF), che dall'anno successivo organizzerà una selezione parallela a quella ufficiale del Festival, la Quinzaine des Réalisateurs.
Louis Malle, Monica Vitti e Roman Polanski si dimettono dalla giuria, Alain Resnais, Carlos Saura e Milos Forman ritirano i propri film dal concorso.La proiezione di Peppermint Frappé di Saura, ultimo tentativo di mandare avanti il programma, è impedita dall'interprete principale del film, Geraldine Chaplin. A mezzogiorno del 19 maggio il delegato generale Robert Favre Le Bret è infine costretto a interrompere il Festival, senza assegnare il palmarès.




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12 luglio 2008
63) segni e simboli
 pianeta delle scimmie

Non credo che ci sia bisogno di raccontare questo film del sessantotto.
Ricordo ancora l'emozione in cui vedendolo per la prima volta, questa scena finale
mi sorprese. E penso ancora che l'evoluzione per gli uomini non stia funzionando bene.
"Il film è costruito su più temi, come se fossero strati geologici, quando ancora venivano scritte le trame senza effetti speciali usati oggi per riempire i buchi o le ignoranze dei registi.
Il primo strato è un attacco tagliente alla presunta superiorità umana e alla fin fine all'uomo stesso. Al suo attaccamento a tradizioni, valori, nazioni, religioni e famiglie. Nelle immensità spaziali e temporali dell'universo tutte le nostre lacrime o sudore o sangue sono come gocce nel più grande degli oceani. Insignificanti. Una delle parti che mi ha colpito di più è la risata di Taylor, il protagonista. Fateci caso: vi scenderanno i brividi lungo la schiena.
L'altro strato è rappresentato dallo scontro-incontro tra gli umani e le scimmie. Le scimmie che altro non rappresentano che i nostri vizi ed ignoranze.
Altri strati sono l'attacco al militarismo, al dogmatismo, il rispetto del pianeta per il futuro delle nostre generazioni (ambientalismo), la scienza e conoscenza che devono essere separate il più possibile da politica e chiese ed una pungente e sempre presente critica alla religione organizzata, che cerca in tutti i modi di nascondere alle scimmie (uomini) le verità.
Fa sorridere come anche nella società delle scimmie venga negata l'evoluzione, pensando che solo le scimmie possano avere l'anima. Al contrario degi umani, che sono solo animali rozzi, sporchi e incapaci di provare emozioni. "




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6 luglio 2008
62) scusate avete visto passare il sindacato ?
 

Gli operai sono i piu forti  

In Francia la lotta degli operai è diventata apertamente rivolta. I sindacati cercavano di controllarli attraverso l'articolazione e il rispetto della legislazione antisciopero. La solita storia: i sindacati volevano ridurre gli operai ad una lotta « parigina », cioè limitata, dimostrativa, e perciò all'inevitabile sconfitta; quello che non volevano era uno scontro frontale con lo Stato del capitale: a sconfitta ricevuta avrebbero pianto sulla cattiveria del padrone e chiesto lamentosamente le riforme. Gli operai francesi hanno detto NO a questa gabbia in cui il sindacato per conto del padrone voleva chiuderli, e, sotto la guida di alcune fabbriche di punta, la Sud Aviation e la Renault, hanno preso l'iniziativa di una lotta offensiva: occupazione delle fabbriche, scioperi a tempo indeterminato per ottenere:

+ 40 ore - pagate 48

+ un salario minimo garantito di 120.000 lire mensili.

Gli operai hanno piazzato la loro lotta in coordinamento con quella altrettanto massiccia degli studenti: gli studenti hanno capito che solo gli operai hanno in mano la forza e la possibilità di sconfiggere il capitale; gli operai si servono degli studenti per espandere la loro lotta a livello dell'intera società. Così tutto il regime gollista sta franando: crolla il tentativo del capitale francese di trovare una sua stabilità politica, che gli consentisse di realizzare un salto tecnologico sulla pelle di una classe operaia sconfitta. Il capitale potrà rispondere alla rivolta degli operai, per salvarsi, buttando a mare De Gaulle e indossando gli stivali della programmazione democratica di Mendes-France, di Mitterand, di Waldeck-Rochet, ma non basterà; sarà comunque chiamato a dare una risposta esauriente, subito sulle richieste operaie, se no sarà la guerra, ai padroni « democratici » come a De Gaulle. Intanto il significato di questo scontro esaltante e drammatico tra le avanguardie francesi e il capitale è, a livello internazionale il seguente: mentre il capitale sta trattando a Parigi la tregua militare col Vietnam, il Vietnam esporta la guerra sociale in Francia. Ecco la risposta dell'internazionale operaia, ecco la forza che, ancora, a livello mondiale, nessuno organizza, ecco la dimostrazione che gli operai sono i più forti. In Italia gli operai con l'intensità delle lotte di questi mesi, alla Fiat, a Valdagno, nelle grandi fabbriche di Milano, alla Edison di Porto Marghera, hanno dimostrato di volere la stessa cosa: passare dall'articolazione sindacale della lotta che serve al padrone per pagare poco o niente (la miseria delle 20 lire orarie di cottimo alla Fiat, ad esempio!) alla generalizzazione della lotta con la disdetta anticipata dei contratti per la conquista degli stessi obiettivi per cui lottano gli operai francesi. Il capitale italiano cerca la stabilità politica per poter fare finalmente funzio-nare il suo piano: per questo vuole imporre l'accordo quadro, ingabbiare le lotte, rendere illegali gli scioperi non programmati dal contratto; per questo vuole gradualmente conquistare il PCI alla gestione « democratica » del capitale. Ma gli operai hanno detto di NO alla stabilizzazione politica del capitale! Le lotte degli operai italiani e francesi sono autentiche lezioni di tattica sul tema: come far crollare un regime. Il PCI deve scegliere: o accettare la lezione e prendere la guida delle avanguardie di massa della classe operaia intorno all'obiettivo:

+ 40 ore - pagate 48

+ 120.000 lire mensili garantite per tutti

e unificare di fatto tutti gli operai contro l'unico padrone, contro l'unico piano in Italia, in Francia, in Europa; o svolgere un ruolo di retroguardia e amministrare i voti dei « cittadini » e gestire lo sviluppo equilibrato delle « forze produttive », ecc.
Il PCI è contro l'accordo quadro? contro il centro sinistra? Le lotte operaie hanno già indicato i modi con cui in concreto si dimostra di essere contro qualcosa, hanno già indicato gli obiettivi. Anche ai più duri d'orecchio ripetiamo: non c'è via di mezzo, o nelle fabbriche occupate con gli operai, e nelle piazze con gli studenti, o col padrone.



Bologna Maggio 1968 




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6 luglio 2008
61) esiste ancora un movimento studentesco ?

 Il 31 dicembre 1968 il movimento studentesco decide di contestare l’inutile spreco dei veglioni di Capodanno e prende di mira La Bussola, il locale più alla moda di quegli anni. Fin dalle prime ore della sera convergono sul locale giovani provenienti da tutta la Toscana e dalle regioni vicine. Nei confronti degli avventori volano sputi e qualche schiaffo, ma la situazione, pur tesa, sembra essere sotto controllo. I contestatori, circa tremila, assediano il locale dove duemila persone hanno pagato un biglietto molto salato per festeggiare Capodanno con l’esibizione di Fred Bongusto e Shirley Bassey. La situazione sembra in una fase di stallo quando la polizia lancia una dura carica contro gli assedianti. La protesta degenera in scontri che durano tutta la notte. Il bilancio finale è di quattordici feriti, uno dei quali, lo studente Soriano Ceccanti, colpito da un colpo d’arma da fuoco alla schiena resterà paralizzato. La grande epopea della Bussola è finita.

Quella notte davanti alla Bussola
nel freddo di San Silvestro
quella notte di Capodanno
non la scorderemo mai.

Arrivarono i Signori
sulle macchine lucenti
e guardavano con disprezzo
gli operai e gli studenti.

Le Signore con l’abito lungo
con le spalle impellicciate
i Potenti col fiocchino
con le facce inamidate.

Eran gli stessi Signori
che ci sfruttano tutto l’anno
quelli che ci fanno crepare
nelle fabbriche qui attorno.

Son venuti per brindare
dopo un anno di sfruttamento,
a brindare per l’anno nuovo
che gli vada ancora meglio.

Non resistono quei compagni
che li han riconosciuti
ed arrivano i pomodori
ed arrivano gli sputi.

Per difendere gli sfruttatori
una tromba ha squillato
quando già i carabinieri
hanno corso ed han picchiato.

Come son belli i carabinieri
quando picchiano con le manette
i compagni studenti medi
dai quattordici ai diciassette.

Non la smettono di picchiare
se il colonnello non alza un dito
sono l’immagine più fedele
del nostro ordine costituito

Già vediamo i carabinieri
che si stanno organizzando
per iniziare la caccia all’uomo
con pantere ed autoblindo.

Non possiamo andare via
né lasciare i dispersi
siamo ormai tagliati fuori
per raggiunger gli automezzi

Decidiamo di resistere
e si fan le barricate
sono per meglio difenderci
dalle successive ondate.

Dalla prima barricata
alla zona dei carabinieri
sono circa 40 metri
tutti sgombri e tutti neri.

Quando cominciano ad avanzare
uno di loro spara in aria
i compagni tirano sassi
per cercare di fermarli.

Loro si fermano un momento
poi continuano ad avanzare
non è più uno soltanto
sono in molti ora a sparare.

Dalla prima barricata
vediamo bene le pistole
ma dalla seconda i compagni pensano
che siano colpi di castagnole.

Ci riuniamo tutti insieme
alla seconda barricata
e gli sbirri tornano indietro
vista la brutta parata.

Ancora un’ora di avanti indietro
noi con i sassi loro sparando
e tutti crediamo che sparano a salve
anche da dentro un autoblindo.

Ma ad un tratto vedo cadere
un compagno alla mia destra
in ginocchio con un buco
ed il sangue sui calzoni

Mi volto e grido "Sparan davvero!"
e corro indietro di qualche passo
due compagni portano a spalle
il ferito nella gamba.

Correndo forte sulla strada
con alle spalle i carabinieri
vedo Ceccanti colpito a morte
trasportato sul marciapiede.

Malgrado gli sforzi per aiutarlo
è difficile trovar soccorso
mentre gli sbirri ti corrono dietro
e non ti danno un po’ di riposo.

Trovata un’auto utilitaria
e portato via Ceccanti
non ci resta altro da fare
che scappare tutti quanti.

Forse alla Bussola Per questa notte
i padroni si sono offesi
loro che ci offendono e che ci uccidono
per tutti gli altri dodici mesi.

Sarebbe meglio offenderli spesso
e non dare mai loro respiro
tutte le volte che lor Signori
capitano sotto il nostro tiro

E a questo punto mi sembra opportuno
fare qualche considerazione
sulle diverse brutte facce
che ci mostra oggi il Padrone.

Lui ha i soldi per comprarci
il lavoro per sfruttare
i suoi armati per ucciderci
la Tv per imbrogliare.

A noi non resta che ribellarci
e non accettare il gioco
di questa loro libertà
che per noi vale ben poco.

A noi non resta che ribellarci
e non accettare il gioco
di questa loro libertà
che per noi vale ben poco.

Parole scritte in collettivo dal Gruppo del canzoniere Pisano




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1 luglio 2008
60) fedeli alla linea

 

 

La pace, l’amore, la giustizia, la verità
siamo d’accordo, son belle cose ma
si deve andare più in là
si deve andare più in là
la linea rossa è sempre andata più in là

Al posto di pace già
ci metterei ostilità
non suona così bene per tutti ma
suona bene per chi
ogni giorno non sa
se il giorno dopo da mangiare ce l'ha

La pace, l’amore, la giustizia, la verità
siamo d’accordo, son belle cose ma
si deve andare più in là
si deve andare più in là
la linea rossa è sempre andata più in là

Al posto di amore sì
ci metterei guerra contro chi
beve il sangue di chi è sua proprietà
è piu bello lo so chiamarlo carità
certo non fa piacere la verità

La pace, l’amore, la giustizia, la verità
siamo d’accordo, son belle cose ma
si deve andare più in là
si deve andare più in là
la linea rossa è sempre andata più in là

Giustizia e verità è proprio quello che ci va
e qui si parla solo di libertà
ma anche questa si sa
ora fa parte del là
prosa della canzone di qualità

La pace, l’amore, la giustizia, la verità
siamo d’accordo, son belle cose ma
si deve andare più in là
si deve andare più in là
la linea rossa è sempre andata più in là

 Giovanna Marini

   




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28 giugno 2008
59) ci si chiedeva se ce ne fossero più dentro o fuori
 La figura di Franco Basaglia Riduci

Franco Basaglia è lo psichiatra maggiormente conosciuto nel secolo scorso, per la battaglia condotta negli anni '70 volta a chiudere l'orrenda istituzione manicomiale. Questo sito ha lo scopo di ricordarne la memoria.

Basaglia si avvicina all'antipsichiatria,  una corrente di pensero sorta in inghilterra nel quadro della contestazione e dei fermenti rivoluzionari del  1968 ad opera principalmente di D. Cooper (n. Capetown 1931).

L'antipsichiatria e  l'azione dello stesso Basaglia prendono spunto dall'infelice situazione degli ospedali psichiatrici; il movimento si oppure alla psichiatria tradizionale. La psichiatria tradizionale, accusata di  non aver compreso i sintomi della malattia mentale, doveva cessare di giocare un ruolo nel processo di esclusione del "malato mentale ", voluto da un sistema politico convinto di poter negare ed annullare le proprie contraddizioni allontanandole da sé, rifiutandone la dialettica, per potersi riconoscere ideologicamente come una società senza contraddizioni.

Questo in sostanza il fondamento dell'ideologia di Basaglia che naturalmente non era distante nè scevra da altre idee politiche del tempo; la psichiatria stessa e le soluzioni proposte erano e sono tutt'oggi fortemente contaminate dalla politica; è ben noto che l'eccessiva politicizzazione comporta o crea il rischio di una possibile utilizzazione per finalità eufemisticamente definibili "extra-assistenziali", sia che il malato mentale venga considerato "vittima sociale" o "espressione del capitalismo".

Scopo dell'antipsichiatria è di coinvolgere nella propria concezione polemica tutte le istituzioni: famiglia,, scuola, fabbrica. L'antipsichiatria rifiuta il modello medico biologico della malattia; è un modello  fortemente impregnato di sostanziale libertà e anti-istituzionale., secondo il quale non si deve agire in difesa del malato mentale ma pensare solo di ricondurlo nell'ambito di una norma stabilita dal "potere".

Per il trattamento dei casi singoli essa  riconosce validi esclusivamente gli interventi di ordine psicoterapico e a quelli politico-sociologici che  avrebbero il compito di suscitare nel malato la presa di coscienza della vera origine della propria sofferenza; collega la prevenzione a un radicale rinnovamento del sistema sociale.

In Italia i fermenti e diversi motivi e affinità con il movimento psichiatrico sono stati ripresi da Basaglia, Jervis, con differenti versioni della psichiatria alternativa e un coinvolgimento politico di alcune forze della sinistra  italiana.

La rivoluzione iniziò a Gorizia dove il manicomio fu profondamente trasformato tramite l'eliminazione di qualsiasi tipo di cura o contenimento e l'apertura dei cancelli, per dar luogo alla "comunità terapeutica"; i pazienti tornavano ad essere uomini, ovvero persone in crisi - anche esistenziale - quindi non più "malattia" e "diversità".

Diceva Basaglia: "Una cosa è considerare il problema una crisi, e una cosa è considerarlo una diagnosi, perché la diagnosi è un oggetto, la crisi è una soggettività’." ed ancora: "La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d' essere".

Sue sono le opere del 1967 Basaglia  "Che cos'è la psichiatria?" il volume succcessivo del 1968 "L'istituzione negata. Rapporto da un ospedale psichiatrico". Ma non dimentichiamo anche "Psichiatria e Antipsichiatria", una lunga intervista nella quale Basaglia illustra e si rifà ad  una serie di teorie di Esterson, Laing e Cooper dove senza mezzi termini si afferma che "la famiglia è il crogiolo della schizofrenia". Proprio nella famiglia si individua quel difetto di comunicazione teorizzato da alcuni antipsichiatri e battezzato successivamente come double bind (doppio legame), teoria oggi obsoleta e del tutto sconfessata, ripresa da alcuni italiani come Cancrini.

Per le sue idee Basaglia fu in parte osteggiato anche negli stessi ambienti psichiatrici, specialmente in seguito ad un omicidio commesso da un paziente psichiatrico dimesso dal Basaglia che per tale ragione nel 1968 fu incriminato. Assolto, lasciò la direzione dell'Ospedale Psichiatrico di Gorizia.




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POLITICA
27 giugno 2008
58) Tlateloco quotidiano

 La ricostruzione più attendibile, almeno fino ad oggi, della strage del 2 ottobre 1968 a Città del Messico è stata fatta nel 1993 da una apposita Comisión de la verdad, che sintetizzò una miriade di testimonianze, alcune ancora anonime malgrado fossero passati venticinque anni dai fatti. Il segretario e relatore della Commissione era lo scrittore Paco Ignacio Taibo II.

Il Consiglio nazionale degli studenti in lotta, lo storico Consejo nacional de huelga, aveva deciso, la mattina di mercoledì 2 ottobre, di limitare la manifestazione indetta per il pomeriggio a un semplice comizio nella Piazza delle Tre Culture, a Tlatelolco, dove si sarebbe annunciato l'inizio di uno sciopero della fame degli studenti arrestati due settimane prima. Con questa decisione si rinunciava al corteo verso il Casco de Santo Tomás, un complesso studentesco occupato dalla polizia il 19 settembre. Nell'assemblea della mattina si era concordato, seguendo le abituali misure precauzionali, che potessero accedere alla tribuna solo gli oratori e gli organizzatori e che tutti i membri del Consejo non assistessero o rimanessero mischiati tra il pubblico. Non si diede alcun peso alle voci che parlavano di camion con agenti armati della Dirección federal de seguridad diretti verso la zona della manifestazione. Gli annunci allarmisti erano frequenti e non si fece caso neanche al fatto che ai funzionari e agli impiegati del ministero degli esteri, che dà sulla piazza di Tlatelolco, era stato dato il giorno libero.

Molte testimonianze coincidono nel ricordare vari interventi di studenti "radicali", che insistevano sulla necessità che il movimento si armasse, come risposta alle aggressioni poliziesche. Ma i dirigenti del movimento credevano fermamente nella linea pacifica e di massa. La decisione di reprimere brutalmente la manifestazione del 2 ottobre venne presa dal presidente Díaz Ordaz almeno il 30 settembre, se non prima, per "dare una lezione" al movimento studentesco, che si stava comportando come un guastafeste delle imminenti Olimpiadi.

Le stime della Comisión de la verdad parlano di circa ottomila effettivi presenti a Tlatelolco, fra soldati, granaderos, polizia urbana, polizia a cavallo, agenti segreti, polizia giudiziaria e federale, membri del batallón Olimpia, creato appositamente per vigilare sulle installazioni sportive. Si contarono 300 veicoli militari, fra tank, blindati, jeep armate. Gli ordini per la mobilitazione di queste forze vennero dati almeno 24 ore prima e, mentre l'esercito aveva istruzioni di intervenire in caso di "disturbi", il battaglione Olimpia, la polizia giudiziaria e gli agenti del Dfs ricevettero l'ordine di creare i "disturbi". Il battaglione Olimpia dipendeva direttamente dallo Stato maggiore presidenziale. Le loro istruzioni erano precise: dovevano assistere alla manifestazione in abiti civili e con un guanto bianco alla mano sinistra come segno di riconoscimento. I federales ricevettero lo stesso ordine, più la proibizione di portare documenti di identità.

Il battaglione Olimpia aveva l'ordine di bloccare l'edificio Chihuahua, che era stato scelto come tribuna per le sue lunghe balconate e che si affacciava sulla piazza; arrestare i membri del Consejo studentesco; prendere il secondo e terzo piano dell'edificio e sparare sulla folla.

Alle 6 e 10 della sera, quando i principali oratori avevano già parlato e il raduno stava per terminare, si produsse una serie di eventi in rapida successione. L'arrivo di camion di paracadutisti che circondano la piazza. Un elicottero (militare?) sorvola la manifestazione. Dalla torre del ministero degli esteri vengono sparati due bengala, uno verde e uno rosso. L'esercito avanza verso la folla. Dal microfono della tribuna risuona l'appello: "Non correte, compagni! E' una provocazione!". Dall'edificio Chihuahua risuonano i primi spari. Molte testimonianze concordano sul fatto che un uomo in borghese, vestito con un impermeabile, fu il primo ad aprire il fuoco con una pistola contro la folla. A quel punto i "civili" con il guanto bianco - alcuni con un semplice fazzoletto arrotolato a una mano - generalizzano la sparatoria, tirando indiscriminatamente su donne, bambini, studenti e granaderos. Anche dalla torre del ministero degli esteri si sparano sulla piazza raffiche di mitragliatrice pesante. I soldati in uniforme irrompono dalle varie entrate della piazza sparando anche loro sulla gente e caricano con le baionette innestate. Un nugolo di poliziotti e agenti del battaglione Olimpia preende d'assalto il terzo piano dell'edificio Chihuahua, dove era istallata la tribuna, con le pistole in pugno, cominciano a picchiare e arrestare tutti gli studenti e i giornalisti presenti, circa 300 persone. La folla, che cerca di ripiegare verso l'edificio Chihuahua, viene affrontata da agenti in borghese, che, dal pianoterra, sparano all'impazzata. I colpi non risparmiano nessuno. Dei soldati, dal balcone dell'edificio, comunicano concitatamente con un walkie-talkie: "Non sparate, battaglione Olimpia!". Dal cielo, l'elicottero mitraglia indiscriminatamente, utilizzando anche pallottole traccianti.

Per un'ora e cinquanta minuti si spara, da tutti gli angoli, contro una moltitudine inerme. Secondo dati ufficiali, vengono sparati 15 mila colpi d'arma da fuoco, inclusi quelli dei cannoni dei blindati. Secondo il primo rapporto della Croce Rossa, che agì con grande coraggio ed ebbe sei portantini feriti, la maggioranza dei morti riconosciuti dalle autorità, fra cui un bambino, fu uccisa a colpi di baionetta. Ci sono testimonianze di comportamenti "anomali" fra i soldati: alcuni militari, nel primo quarto d'ora della sparatoria, permisero agli studenti in fuga di uscire dalla piazza, voltandosi dall'altra parte. Ma non mancano gli episodi di ferocia estrema: alcuni dei 700 feriti ricoverati negli ospedali cittadini furono letteralmente strappati dalle mani dei chirurghi mentre si trovavano sul tavolo operatorio. Di loro non si è saputo più nulla.




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27 giugno 2008
57) basta poco ossia le valanghe iniziano piccole

Quaranta anni fa, il 22 marzo 1968, cominciò a Nanterre, nel sobborgo ovest di Parigi, uno dei maggiori episodi della storia internazionale dalla fine della Seconda Guerra mondiale: quello che i media e i politici usano chiamare gli “avvenimenti del 68”. Di per se i fatti che accaddero in quel giorno non avevano niente di eccezionale: per protestare contro l’arresto di uno studente di estrema sinistra di Nanterre, sospettato di avere partecipato ad un attentato contro l’American Express a Parigi mentre si svolgevano violente dimostrazioni contro la guerra del Vietnam, 300 dei suoi compagni tennero un comizio in un anfiteatro e 142 fra loro decisero di occupare durante la notte la sala del Consiglio di Università, nell’edificio dell’amministrazione. Non era la prima volta che gli studenti di Nanterre manifestavano il proprio malcontento. Giusto un anno prima c’era stato in questa università un braccio di ferro tra studenti e forze di polizia sulla libera circolazione nella residenza accademica libera per le ragazze, ma interdetta ai ragazzi. Il 16 marzo 1967, un’associazione di 500 residenti, l’ARCUN decretò l’abolizione del regolamento interno che, fra l’altro, considerava gli studenti, anche quelli maggiorenni (più di 21 anni a quell’epoca), come minorenni. In risposta, il 21 marzo 1967, la polizia circondava su richiesta dell’amministrazione la residenza delle ragazze col proposito di arrestare i 150 ragazzi che si trovavano all’interno, barricati all’ultimo piano dell’edificio. Ma la mattina seguente gli stessi poliziotti si trovarono circondati da molte migliaia di studenti ed alla fine ricevettero l’ordine di lasciar uscire gli studenti barricati senza importunarli. Quest’incidente comunque, come altre dimostrazioni di rabbia degli studenti, in particolare contro il “piano Fouchet” di riforma universitaria nell'autunno 1967, non ebbe alcuno seguito. Non fu così invece dopo il 22 marzo 1968. In poche settimane, un susseguirsi di avvenimenti avrebbe portato non solo alla più forte mobilitazione studentesca dalla fine dalla guerra, ma soprattutto il più grande sciopero della storia del movimento operaio internazionale: più di 9 milioni di lavoratori entrarono in sciopero per circa un mese.




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Così lo racconto a chi ha meno di trent'anni, senza pretendere di avere buona memoria, ma con la sicurezza di chi coltiva le emozioni.